Una struttura costruita per seguire ogni progetto
La sede centrale di Retail Modeling si trova ad Ancona, posizione che permette all’azienda di coordinare attività e installazioni in tutta Italia. La struttura interna è organizzata come un sistema integrato: centro operativo, ufficio tecnico, showroom, magazzino e hub logistico lavorano in perfetta sinergia.
Qui prendono forma layout, render e progetti destinati al mondo della ristorazione, della GDO food e non food, delle enoteche, dei bar e delle botteghe specializzate. Il valore aggiunto dell’azienda è la capacità di adattarsi a ogni dimensione progettuale: dalla singola attrezzatura professionale fino alle realizzazioni complete “chiavi in mano”.
Lo showroom permette di toccare con mano il dialogo tra estetica e funzionalità, mentre il comparto logistico garantisce controllo diretto sulle forniture e sulle installazioni in tutta la penisola.
Sergio Lupi: “Non lascio nulla al caso”
La storia imprenditoriale di Sergio Lupi nasce nel 1996 da una scelta precisa. «Quando il gruppo per cui lavoravo venne acquisito da una realtà francese, capii che non condividevo la strategia a lungo termine. Così decisi di intraprendere il mio percorso imprenditoriale, mettendo a frutto competenze e relazioni costruite negli anni. Il mio metodo è strutturale e basato sulla massima pianificazione possibile. Cerco di non lasciare nulla al caso».
Una visione che si traduce nella gestione dei clienti, nei rapporti con fornitori e collaboratori, nella pianificazione delle fiere e nello sviluppo di ogni singolo progetto.
Il nuovo Ho.Re.Ca.: più design, più identità, più esperienza
Secondo Sergio Lupi, il settore Ho.Re.Ca. ha vissuto negli ultimi dieci anni una tra- sformazione radicale: «Il cambiamento è netto e visibile. Oggi c’è una ricerca quasi maniacale del design e noi lavoriamo continuamente per aggiornarci e offrire il massimo supporto tecnico e commerciale. Funzionalità e performance non bastano più: il cliente cerca identità, esperienza, personalizzazione e impatto estetico. Le contaminazioni culturali e l’evoluzione del gusto hanno reso il dettaglio un elemento centrale tanto quanto la qualità tecnica».
Una squadra dove la componente femminile fa la differenza
All’interno di Retail Modeling, la presenza femminile rappresenta un elemento distintivo dell’organizzazione aziendale. Dall’amministrazione al customer care, passando per l’ufficio tecnico e il commerciale, le donne ricoprono ruoli centrali nella gestione quotidiana.
Marzia Ghiselli, responsabile marketing e comunicazione, descrive così il proprio lavoro: «Il mio ruolo è trasformare la visione tecnica dei nostri esperti in un linguaggio visivo e testuale capace di arrivare direttamente al cliente. Social media, cataloghi, materiali coordinati e identità visiva diventano strumenti per raccontare il brand e creare fiducia ancora prima del contatto commerciale diretto».
La crescita e l’apertura ai mercati internazionali
Pur mantenendo una struttura agile, Retail Modeling opera oggi su scala nazionale grazie a una rete logistica e organizzativa consolidata. La collaborazione con il Gruppo Zenith sta inoltre aprendo nuovi scenari internazionali, portando il modello operativo dell’azienda oltre i confini italiani. In questo percorso, il lavoro di Raffaele Merola rappresenta un punto di riferimento fondamentale nella gestione operativa e nello sviluppo strategico dell’azienda.
Le fiere e il dialogo con il mercato estero
L’ultima esperienza fieristica a Milano ha confermato il crescente interesse interna- zionale verso le soluzioni proposte da Retail Modeling al ‘Tuttofood 2026’: «La presenza di molti visitatori stranieri è stata particolarmente positiva. Hanno apprezzato soprattutto le strutture ‘Magic Fruit’ dedicate all’ortofrutta e la nuova affettatrice della ‘Serie Top’ Swedlinghaus motivo per cui la collaborazione con Davide Longo si conferma una scelta azzeccata».
Oltre il lavoro: viaggi, musica e cucina
Dietro il manager rigoroso e pianificatore emerge anche un lato profondamente per- sonale. Sergio Lupi ama viaggiare, spesso ed inevitabilmente anche per lavoro, e coltiva una grande passione per la musica.
Grande appassionato di cucina italiana, racconta con entusiasmo i suoi piatti preferiti: «il sugo di sgombro rosso con pasta Mancini (dal vicino borgo di Monte San Pietrangeli), il filetto di maiale in crosta di pane al forno e il tiramisù al pistacchio di Bronte, mio personale peccato di gola».
Sul vino non ha dubbi, e mette il sigillo sul “Km zero”: «Esclusivamente vini marchigiani, sia bianchi che rossi».
Il Made in Italy in fiera
a Singapore: Swedlinghaus
brilla alla FHA 2026
Il Food & Hospitality Asia, termometro di settore dell’intero Sud-Est asiatico, tocca temi chiave come la sicurezza alimentare e le nuove tecnologie
di Silvia Remoli
Nello stand dell’azienda marchigiana i visitatori sono stati accolti dalla competenza e dalla disponibilità di Giacomo Longo e Silvia Liberati: li abbiamo incontrati al rientro dall’expo asiatico per raccontarci mercato, clienti e qualche momento memorabile.
Come si inserisce Singapore nella strategia internazionale di Swedlinghaus?
Il Sud-est asiatico è da sempre un bacino strategico per noi. I sei Paesi dell’ASEAN sono molto diversi tra loro, ma l’area ha un forte potenziale di crescita - e i recenti accordi commerciali UE-ASEAN stanno semplificando molto le cose. Singapore in particolare funziona come base operativa per coordinare le attività nell’intera regione: quadro normativo chiaro, procedure snelle, standard qualitativi elevati. I costi sono alti e la concorrenza è agguerrita, ma questo rende ancora più decisivo il valore aggiunto del made in Italy, che in quest’area è molto apprezzato - nel design, nella qualità, nella affidabilità del prodotto.
Che differenze avete notato tra i clienti europei e quelli asiatici?
In Europa prevale la ricerca di alta efficienza e sostenibilità. Qui la priorità è la flessibilità: macchine capaci di gestire più prodotti, più formati, con un ROI misurabile. Un esempio concreto: in Italia usiamo affettatrici separate per carne e salumi, mentre in Asia si preferisce un’unica affettatrice a gravità che fa entrambe le cose. Il cliente vuole versatilità, e noi rispondiamo bene a questa esigenza. Il prodotto più richiesto resta la nostra affettatrice “300 a gravità”, ma cresce molto l’interesse per le macchine per la pasta e tutto il settore collegato.
Come avete impostato lo stand? Avete adattato qualcosa al pubblico locale?
Sul design siamo rimasti fedeli alla nostra essenzialità: i prodotti al centro, senza distrazioni. La vera differenza, in Asia, la fa la comunicazione. In molti Paesi ASEAN non si riceve mai un “no” diretto - la relazione è tutto. Bisogna costruire un rapporto nel tempo, essere presenti, costanti, quasi “rituali” nei contatti. I clienti apprezzano avere un riferimento fisso con cui hanno costruito fiducia. È un approccio diverso dall’Europa, ma molto efficace se lo si rispetta.
Qual è stato l’incontro più interessante?
Difficile sceglierne uno perché ne abbiamo avuti diversi. Ci ha colpito vedere buyer arrivare dal Canada e dagli Stati Uniti appositamente per questa fiera - la dice lunga su quanto sia importante la FHA a livello globale. Abbiamo poi accolto il responsabile commerciale di Watanabe, azienda giapponese di rilievo nel settore, accompagnato dal nostro rivenditore indonesiano PT DIGI, con cui stiamo lavorando per entrare nel mercato indonesiano. E abbiamo intercettato nuovi lead interessanti da Singapore e dalla Malesia, mercato molto strutturato, con cui vogliamo costruire partnership concrete.
Le fiere asiatiche sono diverse da quelle europee?
In Europa lo stand deve essere uno spettacolo: design, intrattenimento, atmosfera. In Asia contano il prodotto e la sua dimostrazione pratica. Gli stand sono più essenzia-
li, ma le demo live funzionano benissimo come fulcro attrattivo.
E fuori dalla fiera, com’è Singapore?
Una città che sorprende: ordine, pulizia, una convivenza multietnica e multireligiosa che non ti aspetti. A Chinatown, in pochi isolati, ci sono un tempio buddista, uno induista, uno taoista e una moschea, il tutto circondato da grattacieli modernissimi. La cucina è un’esplosione di sapori. Non possiamo non menzionare il giardino botanico, patrimonio UNESCO dal 2015, che è un’oasi verde nel cuore della città, famosa per le orchidee, simbolo nazionale. Non basta una giornata intera per vederlo tutto, viene davvero voglia di perdercisi dentro, avvolti da profumi e colori, emblemi di unanatura meravigliosa.

e cucina a bassa temperatura
Il 7 giugno: la Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare
di Silvia Remoli
La Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare si celebra ogni anno il 7 giugno ed è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 2018. L’obiettivo è sensibilizzare governi, aziende e cittadini sull’importanza di garantire alimenti sicuri lungo tutta la filiera: dalla produzione al trasporto, dalla vendita fino al consumo.
Oggi questo tema richiama l’attenzione su un tema sempre più centrale nella vita quotidiana: la qualità e la sicurezza di ciò che portiamo in tavola.
Ma non si tratta soltanto di controlli sanitari e filiere produttive: conta anche il modo in cui conserviamo e cuciniamo gli alimenti, sia nelle nostre case sia nei ristoranti.
In questo scenario, la macchina sottovuoto si è ritagliata un ruolo da protagonista, diventando uno strumento sempre più diffuso sia nelle cucine professionali sia in ambito domestico.
I vantaggi della conservazione sottovuoto
La macchina sottovuoto non serve soltanto a prolungare la conservazione degli alimenti: se utilizzata correttamente, contribuisce anche a ridurre contaminazioni, sprechi e alterazioni del cibo.
L’eliminazione dell’aria dal sacchetto rallenta infatti l’ossidazione e la proliferazione di molti microrganismi aerobici, aiutando a mantenere più a lungo freschezza, aromi e qualità nutrizionali degli alimenti.
La chiusura ermetica senza aria offre quindi numerosi vantaggi:
• alimenti più freschi più a lungo;
• minore spreco alimentare;
• migliore organizzazione domestica;
• conservazione più efficace di aromi e proprietà organolettiche.
Il sottovuoto e la cucina sous-vide
Oggi il sottovuoto è molto più di una semplice tecnica di conservazione.
Questa tecnologia è infatti strettamente collegata anche alla cucina sous-vide, una tecnica di cottura a temperatura controllata che consiste nel cuocere alimenti sigillati sottovuoto in acqua calda a bassa temperatura, per tempi precisi.
La cottura a bassa temperatura permette di ottenere:
• maggiore controllo igienico e termico;
• uniformità di cottura;
• migliore conservazione di succhi e nutrienti;
• standard qualitativi elevati nella ristorazione.
Naturalmente, proprio perché si lavora spesso con temperature inferiori rispetto alla cucina tradizionale, è fondamentale rispettare rigorosi parametri di sicurezza alimentare: corretta refrigerazione, tempi controllati, abbattimento rapido e utilizzo di attrezzature affidabili.
La gamma di macchine sottovuoto Swedlinghaus comprende diverse soluzioni, pensate sia per l’ambito domestico sia per quello professionale e industriale.
Tra le macchine ad aspirazione esterna troviamo: SV NICO, ideale per l’uso domestico; SV STAR 33, pensata per un utilizzo più professionale; SV OUT 33, destinata a un uso professionale e adatta anche all’aspirazione dei liquidi.
I modelli STAR 33 e OUT 33 sono disponibili in due versioni: con barra saldante da 33 cm oppure da 43 cm.
Passando alle macchine sottovuoto a campana, la gamma comprende i modelli: SV 30 E, SV 40 E, SV 45 E.
Si tratta di macchine più economiche, dotate di programmi preimpostati e particolarmente semplici da utilizzare.
Per la grande distribuzione e per i negozi professionali, Swedlinghaus propone modelli più performanti come: SV 350, SV 410, SV 500.
Queste macchine sono completamente programmabili e possono essere accessoriate con diversi optional, tra cui carrello, impianto con gas inerte e doppia barra saldante.
La gamma industriale comprende invece macchine carrellate, facilmente trasportabili grazie alle ruote. La loro struttura rialzata consente di utilizzarle senza necessità di appoggiarle su un banco, permettendo così di spostarle agevolmente in qualsiasi punto del laboratorio.
Questi modelli dispongono di una barra saldante molto più grande rispetto alle altre versioni, consentendo l’utilizzo di sacchetti di dimensioni maggiori e quindi il confezionamento di alimenti più voluminosi.
A tal proposito, Swedlinghaus dispone anche di buste sottovuoto in diverse misure, sia per macchine ad aspirazione esterna sia per macchine a campana.
Le buste sono disponibili sia nella versione standard sia nella versione per cottura sottovuoto, caratterizzata da uno spessore maggiore rispetto alle buste tradizionali.
Con prodotti di qualità, Swedlinghaus vuole contribuire a sensibilizzare sul tema della sicurezza alimentare, che non dipende soltanto dalla qualità degli ingredienti, ma anche dall’affidabilità delle attrezzature.