Fare sistema: quando prodotto, persone e territorio diventano valore
Dalla fiera di Parma alla Serie Top Swedlinghaus, fino all’eccellenza di Greci e Folzani: una visione che unisce filiera, fiducia e collaborazione per rafforzare il vero Made in Italy
Ci sono numeri di un magazine che nascono per raccontare, e altri che nascono per spiegare una visione. Questo, senza dubbio, appartiene alla seconda categoria. La scelta di affiancare il report dal Butcher Show Parma 2026, il lancio della nuova Serie Top di Swedlinghaus e il racconto del prosciuttificio Greci e Folzani non è casuale: è il riflesso di un’idea precisa di filiera, di mercato e, soprattutto, di collaborazione. Sono tre contenuti diversi, ma profondamente collegati. Da un lato c’è il momento fieristico, il confronto diretto con il mercato, raccontato attraverso lo sguardo esperto di Franco Rondelli, che ho fatto affiancare da Sofia Vita, ‘responsabile commerciale Italia’, per dare a questa nostra giovane leva l’occasione di crescere sul campo.

Dall’altro c’è il prodotto, la nuova affettatrice Serie Top, su cui l’azienda ha scelto di investire con convinzione. E infine c’è la materia prima, l’eccellenza rappresentata da Greci e Folzani: perché una grande macchina, sia essa per macelleria o per salumi, ha senso solo se valorizza un grande prodotto. Ho voluto che fosse Rondelli a raccontare la fiera perché credo profondamente nel valore delle persone. Vederlo all’opera, sul campo, conferma che dare fiducia e responsabilità a chi dimostra competenza, esperienza e determinazione non è solo una scelta giusta, ma necessaria. Un vero leader non accentra: delega, ascolta, valorizza. E costruisce risultati attraverso gli altri. Allo stesso modo, il lancio della Serie Top non poteva essere raccontato solo dall’azienda. Sarebbe stato troppo semplice. Un prodotto in cui si crede davvero deve passare attraverso il giudizio di chi lo utilizza ogni giorno, in condizioni reali, con ritmi intensi. Per questo abbiamo dato voce a un professionista di settore andandolo direttamente a trovare di persona sul suo posto di lavoro, mentre mette all’opera il nostro macchinario: perché la credibilità, oggi più che mai, nasce dall’esperienza concreta. Infine, Greci e Folzani. Questo articolo è anche un ringraziamento. Per la collaborazione costante, per la presenza nei nostri eventi, per la fiducia reciproca costruita nel tempo. Ma è anche il racconto di una complementarietà naturale: affettatrici e prosciutti, tecnologia e tradizione, strumenti e prodotto. E un ultimo concetto preponderante: dietro l’avanguardia c’è sempre la passione umana. Fare rete non è uno slogan, è una strategia. Essere sinergici, complici, presenti insieme anche sui mercati internazionali fa la differenza. Ricordo con piacere l’incontro con Paolo Folzani alla fiera della pizza di Las Vegas: un momento che conferma quanto, fuori dall’Italia, le nostre realtà siano riconosciute e apprezzate come vere eccellenze del Made in Italy. Questo numero, quindi, non è solo un insieme di articoli. È un messaggio chiaro: crescere significa innovare, ma anche condividere. Significa investire nei prodotti, nelle persone e nelle relazioni. Perché è lì, esattamente lì, che nasce il valore.

Swedlinghaus al Butcher Show Parma 2026
Il report sulla fiera del nostro “coordinatore Italia” Franco Rondelli
di Silvia Remoli
Il tuo ruolo in azienda e il valore che apporti
Il mio ruolo in Swedlinghaus si articola su due livelli. Da una parte opero come agente di commercio per Lombardia e Piemonte; dall’altra ricopro una funzione che definisco di “coordinatore Italia”, ovvero un punto di raccordo tra la rete vendita e l’azienda. Il mio obiettivo è facilitare il dialogo, trasferire strategie, raccogliere risultati e trasformarli in azioni concrete. Credo di poter contribuire alla crescita aziendale non solo in termini economici, ma anche di posizionamento e presenza sul mercato. Dopo oltre vent’anni nel settore, conosco bene dinamiche, prodotto e concorrenza: competenze che metto a disposizione della rete vendita affinché agenti e rivenditori possano presentare al meglio i nostri articoli e aumentare le possibilità di successo.
La prima volta al Butcher Show di Parma: impressioni
Quella di Parma è stata un’esperienza nuova: la prima edizione di questo evento nel polo fieristico. Come ogni debutto, è stato anche un banco di prova. Abbiamo osservato con attenzione l’affluenza e il tipo di pubblico, rilevando un interesse maggiore da parte dei rivenditori rispetto ai produttori. Per il futuro, l’idea è quella di partecipare in sinergia con i nostri partner sul territorio, supportandoli direttamente per massimizzare i risultati.
Come sta cambiando la promozione nel settore carne?
Il comparto carne è da sempre centrale e ricco, sia per domanda che per valore. Oggi però la vera sfida è la professionalità. Come azienda vogliamo investire sempre di più in prodotti performanti e specifici, ma anche nella formazione. L’obiettivo è fornire strumenti concreti ai professionisti per lavorare meglio, con tecnologie all’avanguardia e standard qualitativi sempre più elevati.
Carne italiana vs estera: competizione o opportunità?
In un mercato globalizzato l’offerta si amplia, e anche dall’estero arrivano prodotti di qualità. Questo scenario, più che una minaccia, rappresenta uno stimolo: la competizione spinge tutti a migliorare. Fondamentale è l’informazione: etichettatura, packaging e trasparenza sono elementi chiave per permettere al consumatore di scegliere consapevolmente ciò che porta in tavola.
Macchinari: come si posiziona Swedlinghaus?
Swedlinghaus è da sempre un punto di riferimento nel settore e negli ultimi anni ha ampliato ulteriormente la propria gamma, puntando su lavorazioni sempre più precise e performanti. Chi opera nel mondo della carne trova in noi un partner completo, capace di offrire soluzioni per ogni esigenza. E lo dico con convinzione: oggi il nostro rapporto qualità-prezzo è tra i più competitivi sul mercato nazionale.
Solo lavorazione o anche cottura?
In fiera il focus principale è stato su taglio, resa e riduzione degli scarti. Tuttavia, è emerso anche un crescente interesse per il mondo della cottura, in particolare sottovuoto e basse temperature. Si tratta di un ambito in forte espansione, ma ancora con margini di crescita in termini di conoscenza. Proprio per questo stiamo investendo in percorsi formativi dedicati, rivolti sia ai professionisti sia agli utenti finali.
Cosa ti porti a casa da questa esperienza?
Ogni fiera insegna qualcosa, ma il valore più grande resta il contatto umano. I social aiutano, certo, ma nulla sostituisce una stretta di mano, uno sguardo diretto, la capacità di trasmettere passione. A Parma abbiamo incontrato soprattutto utilizzatori finali – ristoratori, centri lavorazione carne – ed è stato fondamentale ascoltare le loro esigenze reali. Questo ci permetterà di migliorare ulteriormente il modo in cui presentiamo e posizioniamo i nostri prodotti.
Nuove idee e prospettive future
Più che nuove idee, questa esperienza ha rafforzato una convinzione: la presenza sul territorio è fondamentale. Per questo proporrò di intensificare la partecipazione a eventi più mirati, anche su scala regionale, lavorando a stretto contatto con i rivenditori. Un doppio vantaggio: rafforzare il brand e costruire relazioni solide e durature.
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La nuova Affettatrice Serie Top, messa a dura prova, non ha deluso le aspettative
La parola a Sebastiano – Macelleria La Marchigiana
di Silvia Remoli
Prima di entrare nel dettaglio tecnico e nella prova sul campo, c’è un aspetto che Swedlinghaus considera fondamentale: per quanto un prodotto possa nascere da studio, sperimentazione e ascolto costante della clientela, il vero banco di prova resta sempre l’utilizzo quotidiano. L’azienda crede fortemente in questa nuova affettatrice Serie Top, sviluppata anche per contesti esigenti come la grande distribuzione, ma sa bene che non basta raccontarlo in prima persona. Perché, in fondo, “chi si loda si sbroda”: è l’esperienza concreta di chi lavora ogni giorno con questi strumenti – in modo intensivo e continuativo – a restituire una valutazione autentica, credibile e davvero utile.
La nuova Serie Top di Swedlinghaus si presenta come un’affettatrice di alta gamma progettata per unire performance, solidità e attenzione al dettaglio. Linee arrotondate, barra tonda cromata e lappata per uno scorrimento fluido, componenti removibili in acciaio inox per garantire igiene e praticità: ogni elemento è pensato per un utilizzo professionale intensivo. “Quando la usi tutti i giorni, certe cose le senti subito: scorre bene, non fa fatica e ti accompagna nel lavoro.” Dal punto di vista tecnico, la macchina integra una scheda elettronica a bassa tensione temporizzata e una pulsantiera in acciaio inox con protezione IP68, caratteristiche che la rendono affidabile anche in contesti operativi complessi. L’affilatoio integrato e i sistemi di smontaggio facilitato completano una struttura pensata per durare.
Precisione e qualità del taglio
“Il taglio è preciso, sempre uguale. Anche quando lavori roba morbida o la carne fresca, non strappa e non sfilaccia”. La qualità della fetta resta costante, sottile e uniforme, anche su prodotti delicati: un aspetto fondamentale per chi lavora sulla presentazione oltre che sulla resa.
Potenza e continuità di lavoro
Il motore ad ingranaggi ventilato assicura una spinta costante, senza cali di prestazione anche durante utilizzi prolungati. “Ci fai tutta la giornata senza problemi. Non rallenta mai, anche quando hai tanto lavoro”.
Facilità di pulizia e manutenzione
Il design igienico, con parafetta in acciaio inox removibile e paragrasso amovibile, consente una pulizia rapida e completa. “A fine giornata la sistemi in poco tempo. Non devi perdere ore a smontare tutto”.
Sicurezza e comfort d’uso
Ergonomia, stabilità e protezioni rendono la macchina adatta a un utilizzo continuativo in totale sicurezza. “È stabile, sicura. Ci lavori tranquillo anche per tante ore”. Dopo diversi mesi di utilizzo sul campo, il riscontro è chiaro: “Dopo quattro mesi posso dire che è una macchina davvero top”. A completare il quadro, una garanzia di tre anni che rafforza ulteriormente il posizionamento del prodotto nella fascia alta del mercato professionale.
Tradizione e intuito, oltre la tecnologia: il prosciutto secondo Maria Margherita Folzani
Il prosciuttificio Greci e Folzani è un’eccellenza italiana scelta da ristoranti e distributori di alto livello in tutto il mondo
di Silvia Remoli
Nel cuore della provincia di Parma, a Felino, la storia del prosciutto si intreccia con quella di una famiglia. Maria Margherita Folzani guida insieme al fratello Paolo il prosciuttificio Greci e Folzani, un’azienda che tiene insieme due anime solo apparentemente opposte: innovazione e artigianalità. Ne nasce un racconto fatto di memoria, mestiere e visione.
Maria Margherita, la vostra azienda sembra vivere in equilibrio tra modernità e tradizione. È così?
Assolutamente sì. Noi abbiamo investito molto nell’ammodernamento tecnologico, soprattutto nella logistica, negli impianti, nei sistemi di controllo. Ma questo non ha mai significato abbandonare la lavorazione tradizionale. Il cuore del nostro lavoro resta artigianale. Ci sono fasi, come la salatura, che non possono essere delegate alle macchine. È un’operazione delicatissima: basta un errore e lo scopri anche dopo un anno e mezzo, quando ormai non si può più correggere nulla. Ogni coscia è diversa, non è un “pezzo standard”. Serve esperienza, sensibilità, quasi intuito.
Quindi la componente umana resta centrale?
Fondamentale. Anche se oggi controlliamo le celle frigorifere con sistemi computerizzati, la supervisione umana è indispensabile. Le condizioni esterne cambiano continuamente: ogni anno è diverso dall’altro. Per ottenere un prodotto di qualità serve ancora l’occhio, la mano e il “sesto senso” delle persone. L’industria completamente automatizzata può fare grandi numeri, ma perde quell’armonia che nasce dall’esperienza.
Le vostre radici affondano lontano nel tempo…
Sì, alla fine dell’Ottocento. Dopo l’Unità d’Italia, qui si sviluppò l’allevamento bovino per la produzione di formaggi. Gli scarti del latte venivano utilizzati per nutrire i maiali: era un sistema virtuoso, senza sprechi. La lavorazione seguiva il ritmo delle stagioni: in inverno si salavano le cosce, in primavera ed estate avveniva la stagionatura.
E la vostra famiglia quando entra in questa storia?
Dopo la Seconda guerra mondiale, con mio nonno Mario Greci. Era di origine contadina. Purtroppo morì giovane, ma l’attività proseguì con la famiglia. Negli anni ’50 e ’60 nacquero i primi stabilimenti, grazie anche a mia madre Marisa Greci e a mio padre Giovanni Folzani. Poi negli anni ’80 ci fu una grande svolta: il mercato era favorevole, i finanziamenti accessibili, e molte aziende – compresa la nostra – investirono in ammodernamenti importanti.
E voi, quando avete preso in mano l’azienda?
Negli anni ’90, io e mio fratello Paolo. È stato un periodo di cambiamento: cresceva la grande distribuzione, ma allo stesso tempo abbiamo creduto molto nei mercati esteri. Abbiamo iniziato a partecipare a fiere internazionali, a studiare le lingue, a costruire relazioni. È stata una scelta lungimirante.
Oggi il mondo delle fiere è diverso?
Completamente. Un tempo bastavano grandi eventi europei, oggi ogni paese ha le sue fiere e bisogna andare direttamente sul posto. Gli importatori sono diventati veri nodi di distribuzione globale e organizzano iniziative mirate nei singoli mercati. Noi abbiamo costruito negli anni una rete solida, fatta di rapporti personali.
L’export è una delle vostre soddisfazioni più grandi?
Sì, perché all’estero spesso c’è un grande riconoscimento del valore del prodotto. Si crea un dialogo più attento, più curioso. Il nostro è un prodotto di fascia medio-alta, e trova spazio soprattutto in ristoranti e contesti che cercano qualità e identità. È una soddisfazione vedere che quello che abbiamo “seminato” negli anni viene riconosciuto.
Parliamo di prodotto: cosa rende speciale il vostro prosciutto e quale ritenete sia il vostro fiore all’occhiello?
La lunga stagionatura, prima di tutto. Parliamo di 22-24 mesi: è lì che si sviluppano aroma e profumo. Abbiamo anche selezioni particolari, come la nostra “black label”, che rappresenta il meglio della produzione. Tutto passa attraverso controlli rigorosi, nonché lunghi studi scientifici certificati, per garantire sicurezza e qualità, soprattutto per l’export.
Il settore oggi è in trasformazione. Quali sono le sfide principali?
Ce ne sono molte: questioni sanitarie, dinamiche politiche che influenzano i mercati, su cui ora mi astengo dal pronunciarmi perché preferisco concentrarmi sul duro lavoro, e quindi aggiungerei, come tema caldo, il ricambio generazionale. Quest’ultimo argomento direi che pone un forte interrogativo sulla linea che, realtà come le nostre, intraprenderanno un domani: molte aziende non trovano continuità, non hanno gente fidata e realmente coinvolta a cui passare il testimone e, per questo, vengono acquisite, mantenendo solo il nome ma vedendone sfigurata l’identità originaria. Non è semplice portare avanti questo mestiere: richiede passione, competenze e una visione a lungo termine.
E voi come vi dividete i ruoli in azienda?
Siamo complementari. Paolo segue soprattutto la produzione e la qualità, io mi occupo maggiormente della parte commerciale e delle relazioni. Abbiamo un team di circa nove persone, tutte specializzate. Anche la comunicazione è importante: cerchiamo di essere flessibili, creativi, di farci conoscere e rimanere aggiornati attraverso tutti i canali social, viste anche le nostre consolidate relazioni internazionali.
Fuori dal lavoro, cosa vi appassiona?
Amo viaggiare, soprattutto in Asia: Cina, India… mi interessa molto l’arte e l’archeologia. Anche mio fratello ha passioni particolari, come il collezionismo di macchine fotografiche Leica antiche. E poi ci sono gli animali: fanno parte della nostra vita quotidiana. Lui fa passeggiate con Pepito, mentre io ho preso proprio lo scorso anno dal canile la piccola Amanda, che mi segue come un’ombra, con la sua tenera e costante richiesta di affetto: è il nostro modo per rilassarci in armonia con la natura che ci circonda.