Essere presenti a Las Vegas significa confrontarsi con un mercato dinamico, orientato alla performance, alla rapidità e alla concretezza. Gli operatori americani cercano efficienza, robustezza, innovazione tecnologica. Lo stand deve essere d’impatto, diretto, dimostrativo: le macchine devono lavorare, produrre, dimostrare immediatamente il loro valore.
A Singapore, invece, l’approccio cambia. Il mercato asiatico è attento al dettaglio, alla precisione, all’affidabilità nel lungo periodo. Qui la capacità di spiegare a fondo le caratteristiche tecniche, di
instaurare un dialogo strutturato e rispettoso delle dinamiche culturali locali diventa fondamentale.
Parma rappresenta un ritorno alle radici europee e italiane, in un contesto di altissima specializzazione nel settore carni e trasformazione alimentare. Il confronto è tecnico, approfondito, spesso estremamente dettagliato. Qui la tradizione incontra l’innovazione, e la competenza deve essere evidente in ogni parola e dimostrazione.
Lo stand: estetica, funzionalità e accoglienza
In tutti e tre i contesti, la progettazione dello stand è centrale. L’impatto estetico deve essere accattivante e coerente con il nostro brand, ma allo stesso tempo funzionale.
Uno stand non è solo uno spazio espositivo: è un punto di ritrovo, un luogo di incontro, un ambiente dove i professionisti possono testare dal vivo affettatrici, forni pizza, impastatrici o segaossa, verificandone direttamente solidità, precisione e facilità d’uso.
La prova concreta crea fiducia. Il dialogo crea relazione. L’ascolto crea valore.
Poliedricità e competenze: la vera sfida internazionale
Passare nel giro di poche settimane dall’America all’Asia, per poi tornare in Italia, richiede una qualità imprenditoriale fondamentale: la poliedricità.
Questo implica saper adattare il linguaggio, l’approccio commerciale e la modalità di presentazione in base all’interlocutore. Significa conoscere le lingue, comprendere le diverse culture, rispettare le abitudini di business e le aspettative specifiche di ogni mercato.
Non si tratta solo di tradurre parole, ma di interpretare mentalità. In America il dialogo è diretto e orientato
al risultato; in Asia è più strutturato e relazionale; in Italia ed Europa il confronto tecnico è spesso molto approfondito e legato alla tradizione produttiva.
La capacità di esporre con chiarezza, di argomentare tecnicamente, di comprendere esigenze differenti e di rispondere in modo mirato è ciò che distingue una semplice presenza fieristica da una presenza realmente strategica.
Confronto con i competitor: uno stimolo continuo
Le fiere internazionali sono anche un banco di prova diretto rispetto ai competitor. In un’unica occasione si concentrano aziende provenienti da tutto il mondo, ognuna con la propria proposta tecnologica e commerciale.
Questo confronto è uno stimolo potente. Osservare, analizzare, capire dove si sta evolvendo il mercato ci permette di migliorare continuamente, alzare il livello qualitativo e rafforzare la nostra posizione competitiva. La concorrenza, se affrontata con spirito costruttivo, diventa un motore di innovazione.
Crescere attraverso il dialogo
Credo fermamente che la vera forza di un’azienda non risieda solo nella qualità delle sue attrezzature, ma nella capacità di dialogare, ascoltare e adattarsi.
Le fiere di Las Vegas, Singapore e Parma rappresentano tre tappe di un unico percorso: portare il nostro know-how oltre i confini, confrontarci con culture diverse, comprendere nuove esigenze e trasformarle in soluzioni concrete.
Essere presenti significa mettersi in discussione. E significa, soprattutto, costruire relazioni solide che vanno ben oltre i giorni della fiera.
È questa la sfida che affrontiamo con entusiasmo: essere un’azienda italiana capace di parlare al mondo, con competenza, apertura e visione internazionale.
Tecnofood srl: radici solide, visione contemporanea
Fabiana Straface racconta l’azienda veneta, tra tradizione familiare e slancio verso il futuro
Trent’anni di storia, una nuova generazione che spinge sull’innovazione e un’identità che cresce senza perdere le proprie radici.Tecnofood srl, con sede a
Costermano sul Garda, è una realtà che unisce esperienza tecnica e desiderio di evoluzione.
A raccontarla è Fabiana Straface, responsabile amministrativa e social media, figlia del fondatore Natale Straface.

Un’azienda che nasce dall’esperienza
Tecnofood non è nata a tavolino, ma dall’esperienza concreta nella ristorazione. «Abbiamo vissuto il settore in prima persona» spiega Fabiana. «Questo ci permette di capire davvero cosa serve a chi apre o rinnova un’attività».
Oggi l’azienda è una struttura compatta e organizzata: accanto a Natale Straface, amministratore unico e anima tecnica, Fabiana cura la parte amministrativa e l’identità digitale. In ufficio collaborano altre tre persone, mentre cinque tecnici specializzati seguono installazioni e
assistenza. L’azienda accompagna il cliente dall’idea iniziale fino al post-vendita, mantenendo un contatto costante e diretto.
Il rapporto con Swedlinghaus: sintonia immediata
Un passaggio importante nel percorso recente è stato l’incontro con Swedlinghaus.
«È nato tutto dalla visita di un loro agente nel nostro show-room. È scattata subito un’intesa naturale: stessa attenzione alla qualità, stessa necessità di rispondere in modo tempestivo e concreto alle esigenze del cliente».
La collaborazione si è consolidata proprio su questo terreno comune: proporre macchinari all’avanguardia, contemperare le diverse necessità operative e offrire soluzioni capaci di fare la differenza nel lavoro quotidiano. Anche attraverso contatti indiretti con le Marche, il dialogo si è ampliato, rafforzando una rete che va oltre i confini territoriali.
Social media: superare il gap generazionale
Uno degli aspetti su cui Tecnofood sta investendo con maggiore convinzione è la comunicazione digitale. L’account Instagram @tecnofood.srl non è più solo una presenza formale, ma uno spazio in continua evoluzione.
«Non vogliamo essere statici. Per un’azienda con un’impostazione tradizionale, il passaggio alla digitalizzazione non è immediato. Il gap generazionale si sente, ma può diventare una forza se lo si affronta con apertura».
È in preparazione una nuova campagna social, pensata per dare freschezza e un’immagine più contemporanea al marchio, senza tradire l’identità originaria. «I social oggi sono sia uno strumento di vendita sia un canale di relazione. Raccontano chi siamo davvero».
Crescita trasversale e ambiente di lavoro
La filosofia aziendale punta su una crescita trasversale, che tenga insieme competenze ed età diverse. «Abbiamo persone giovani sia in ambito tecnico sia commerciale. Vogliamo essere un trampolino di lancio per chi lavora con noi».
Fabiana parla di un team solido, di un clima positivo e di un ambiente che stimola a migliorarsi. Per lei le aziende devono essere un vivaio, offrire aggiornamenti continui e restare sempre “sul pezzo”. È così che si costruisce un’identità forte e credibile nel tempo.
Le fiere: adrenalina e riconoscimento
Il momento più entusiasmante dell’anno? Le fiere. In Italia e all’estero.
«Sono appena rientrata dalla Fiera di Riva (Hospitality - Il Salone dell’Accoglienza, tenutasi a Febbraio a Riva del Garda, fiera per il settore HORECA, ideale per trovare attrezzature, tecnologie e soluzioni per hotel, ristoranti e bar). Per me ogni fiera è adrenalina pura. Vedere clienti che riconoscono subito il nostro marchio e sono felici di trovarci con nuove proposte è una soddisfazione enorme».
Le fiere sono banco di prova, stimolo, occasione di confronto. «Non ci fermiamo mai allo step precedente. Tecnofood per me è come una quercia: radici solide e rami che si espandono. Ogni confronto accende in me una miccia».
Otto ore in piedi, e forse di più, attenzione al dettaglio, ascolto, pazienza. Perché la qualità passa anche dalla capacità di comprendere davvero chi si ha davanti.
Padre e figlia: sinergia e visione comune
Il rapporto con il padre Natale è il cuore dell’azienda. «C’è grande affetto e grande sinergia. Il gap generazionale esiste, ma è uno scontro produttivo. Ci confrontiamo, discutiamo, ma abbiamo lo stesso obiettivo: far crescere l’azienda».
Tecnofood investe oggi in nuove campagne, nel rinnovamento del sito e in una comunicazione più moderna. «Vogliamo rimanere gli stessi, ma essere contemporanei. Restare fedeli all’identità iniziale senza perdere di vista la qualità».
Radici solide quindi ma sguardo avanti, ed in questa visione del futuro Fabiana immagina anche suo figlio Antonio (già pupillo del nonno!), ancora piccolo ma vivace, curioso ed intraprendente come la mamma: «Sarebbe bello veder passare il ‘testimone aziendale’ di generazione in generazione, ovviamente senza forzature, perché voglio la sua felicità e lo lascerò scegliere la sua strada: però diciamo che, nel frattempo, sognare non costa nulla, anzi, sprona a dare sempre il massimo in questa azienda che vogliamo far crescere ogni giorno di più!».
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Intervista a Jury Piergentili
Il titolare dell’Osteria Le Grottacce a Porto Sant’Elpidio racconta il suo amore per la cucina marchigiana
Al n. 20 di via San Giovanni Bosco a Porto Sant’Elpidio c’è un luogo dove la tradizione marchigiana incontra la tecnica, la ricerca e un forte senso di famiglia. È l’Osteria Le Grottacce, guidata da Jury Piergentili, oste per vocazione e direttore d’orchestra di una cucina che parla di territorio, carne e artigianalità autentica.
Jury, da dove nasce il tuo percorso nella ristorazione?
«Ho iniziato prestissimo, a 14 anni. La ristorazione per me non è stata una scelta improvvisa, è sempre stata una passione. Ho lavorato in grandi locali, sono stato all’estero – in Inghilterra – e in città dove la cucina è un segno distintivo, come Milano e Bologna.
Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi chef, tra cui Marco Pierre White, maestro di
Gordon Ramsay. Esperienze che mi hanno formato molto, sia tecnicamente che mentalmente».
Perché “Osteria” e non ristorante?
«Perché “osteria” è un concetto. È comfort familiare, è ambiente avvolgente. Non c’è distacco. Qui si sta insieme. Il cliente non è un numero: è una persona con cui si crea fiducia reciproca.
Ascolto, cura, descrizione dei piatti: tutto parte dal rapporto umano. Pensa che il nome deriva da una vecchia balera che si trovava proprio qui, sotto Villa Murri, risalente agli anni ’60: a quei tempi, senza telefonino né social, la gente andava a ballare per uscire dalla routine, per divertirsi e anche per conoscersi, insomma, per passare del tempo insieme in maniera sana».
Dal nome del locale e di alcuni piatti si evince il tuo amore per il territorio marchigiano. Lo rappresenti anche attraverso la tua cucina?
«È proprio quello che amo fare. La cucina tradizionale marchigiana è una continua fonte di ispirazione di tanti piatti, in cui poi mettiamo anche il giusto tocco di personalità. Tutto è fatto artigianalmente: dal pane alla pasta fresca sino ai dolci, tra
cui il nostro gelato.
Ravioli, tagliatelle, gnocchi: produzione interna quotidiana. È un impegno importante, ma è ciò che dà identità alla nostra cucina: sono veramente soddisfatto quando il cliente mi dice che qui da me sente il profumo di casa ancor prima di affondare la forchetta».
La specializzazione nella carne: dalla locale al bisonte
La carne alla brace è il cuore pulsante dell’osteria. «Prediligo i tagli locali, soprattutto marchigiani. La lombata, ad esempio, la maturiamo dai 30 ai 60 giorni per eliminare i liquidi in eccesso post- macellazione. Controlliamo il pH: il risultato è una carne molto più intensa ma al contempo più digeribile».
La ricerca di Juri è continua: prove di frollatura differenti, maturazioni al burro, maturazioni al whiskey, utilizzo di maturatore professionale, selezione accurata dei tagli.
Tra le eccellenze spicca il bisonte italiano, proveniente da un’azienda umbra riconosciuta a livello mondiale per la “specie bison bison”. Ci tengo a precisare che la carne di bisonte è un alimento pregiato, estremamente magro (circa 1,4% di grassi) e digeribile, ideale per diete ipocaloriche grazie a sole 100-110 kcal per 100g. È ricca di proteine nobili, ferro (fino al 70% in più del manzo), zinco, fosforo e, in particolare, di vitamine del gruppo B, come la B12 ( la cosiddetta “vitamina del sorriso”) e la B6, fondamentali per il metabolismo energetico.
E poi la picanha argentina, scelta per ricreare esperienze gastronomiche di livello internazionale.
«La carne è conviviale. Mi piace portarla al centro tavola, fare le porzioni al momento, raccontarla, descriverla: è un’occasione per condividere. Così, se qualcuno si meraviglia davanti a un grande taglio, lo accompagno io nella scoperta».
Antipasti, primi e pizza: identità e creatività
Gli antipasti spaziano dai crudi, come le tartare tagliate al coltello (assolutamente da provare il tris con stracciatella di bufala, ricotta salata, tartufo nero), alla trippa (ne fanno fino a 4 kg a settimana per la continua richiesta), passando per le fritture (come le irresistibili ‘olive alla Fermanella’ e le creme ‘corrette’ al Varnelli).
Tra i primi piatti, oltre alla pasta fresca artigianale, spicca lo spaghettone alla Gricia rivisitata, servito nella forma di Parmigiano stagionato 24 mesi, con pancetta croccante e pepe selvatico del Madagascar.
La pizza? Solo sette tipi, ma tutte stagionali e originali, studiate nei dettagli. La più amata è la “Yola - Marina” (dal dialetto “giù al mare”): salmone affumicato in loco, avocado, crema di formaggio, misticanze e cipolle rosse in agrodolce.
Anche i dolci sono fatti in casa, compreso il gelato: il tortino dal cuore fondente abbinato al gelato al pistacchio, ad esempio, è un contrasto a cui è difficile resistere.
Una squadra e una famiglia
Jury, nella sua crescita professionale, non è solo, perché al suo fianco c’è la compagna Michela, mamma del loro piccolo Elia: «È la mia spalla, anzi di più: è una forza della natura, sia nella vita di tutti giorni sia nella nostra cucina. Si muove energicamente tra i fornelli e studia costantemente le ricette della tradizione per reinterpretarle con
personalità. È insostituibile».
Il rapporto con Swedlinghaus: attrezzature e... serenità
La cucina dell’osteria è attrezzata con numerosi macchinari firmati Swedlinghaus: tra questi spicca un’elegante affettatrice a volano con piedistallo, smaltata in rosso, così fiammante da essere messa in bella vista nel locale.
A completare la dotazione ci sono due affettatrici professionali, un tritacarne e una segaossa, strumenti fondamentali per un lavoro preciso e quotidiano sulla carne.
«La solidità delle attrezzature Swedlinghaus è fondamentale, ma il vero valore aggiunto è l’assistenza: un rapporto costante e un intervento immediato. Chi fa un lavoro frenetico come il nostro non può fermarsi davanti a un imprevisto. Sapere di avere
una garanzia alle spalle ti lascia serenità. E la serenità, in cucina, è tutto».
L’Osteria Le Grottacce non è solo un luogo dove si mangia bene: è un’idea di convivialità, di territorio
e di tradizione che evolve nel tempo. È calore, ricerca, ascolto. È casa.