SWEDinMAG 02/2026 - RELAZIONI CHE CREANO VALORE

Febbraio

Relazioni che
creano valore

 

Quando il capitale umano precede quello imprenditoriale
 
Una filosofia che nasce dalle relazioni
Nel magazine Swedlinghaus di questo mese abbiamo scelto di parlare di relazioni umane e professionali, nazionali e internazionali, che si intrecciano in modo armonico e poliedrico. Un intreccio che non è casuale, ma che rispecchia profondamente la filosofia della nostra azienda: nel modo in cui vendiamo la nostra produzione, nel modo in cui comunichiamo e, soprattutto, nel modo in cui costruiamo e coltiviamo rapporti con i nostri clienti, italiani ed esteri.
 
Il valore che viene prima dell’impresa
Siamo convinti che il capitale umano vada di pari passo con quello imprenditoriale e, ancor prima, ne getti le basi. È per questo motivo che ogni volta che ci riuniamo per definire la linea editoriale di ogni singolo magazine cerchiamo di affrontare temi attuali, ma soprattutto coerenti con la nostra identità. Nulla è lasciato al caso: gli argomenti trattati e le persone coinvolte sono sempre scelti con cognizione di causa.
 
Febbraio, un mese simbolico
Il mese di febbraio racchiude in sé diverse date simboliche. A livello nazionale si celebra il 5 febbraio la Giornata contro lo spreco alimentare; viene preceduta su scala internazionale, il 4 febbraio dalla Giornata Mondiale della Fratellanza Umana, istituita dall’ONU per promuovere il dialogo inter-religioso e inter-culturale, la tolleranza, la solidarietà e l’unità nella diversità. Guardandoci intorno, uscendo idealmente dai confini della nostra sede produttiva per adottare uno sguardo più ampio e globale su ciò che ci circonda, abbiamo deciso di “toccare” tutte queste tematiche, a noi particolarmente care.
 


 
 
Storie che parlano la nostra lingua
Lo abbiamo fatto attraverso l’incontro con persone che, per motivi diversi, sono legate alla realtà Swedlinghaus. Gianfranco Chiarini, ad esempio, porta con sé una storia personale e professionale affascinante ed è una delle anime più sensibili al rispetto del pianeta, valore che rappresenta con forza anche attraverso il suo ristorante.
 
Quando la convivialità diventa relazione
Chiarini è stato inoltre ospite di un evento Swedlinghaus: una cena a tante mani che è diventata l’occasione per utilizzare le nostre attrezzature in un contesto di altissimo livello, grazie al contributo di numerosi professionisti del mondo del food, e per creare autentiche relazioni interpersonali.
 
Fratellanza che attraversa i confini
Per onorare invece la ricorrenza dedicata alla fratellanza umana, abbiamo accolto Tariq Rayhan, nostro cliente dalla Libia, intercettandolo durante il suo viaggio verso la fiera di Rimini. Non potevamo lasciarci sfuggire l’opportunità di incontrarlo: lo abbiamo accompagnato all’interno della nostra catena di produzione, permettendogli di vedere all’opera ogni singola fase di realizzazione dei prodotti che, una volta finiti, arrivano fino alla sua azienda in Nord Africa.
 
Trasparenza, fiducia, condivisione
È stato un momento di confronto concreto, fatto di scambio diretto, di trasparenza e di fiducia reciproca: valori che per noi non sono concetti astratti, ma pratiche quotidiane.
 
La forza della leggerezza
Infine, non poteva mancare una donna in questo ideale trio: Maria Maddalena Sardella, impavida, intraprendente, capace di muoversi con naturalezza in un mondo ancora prevalentemente maschile. Una professionista che ha saputo legare competenza e ironia, ricordandoci che nella leggerezza non c’è superficialità, ma, al contrario, la capacità di sorridere ai regali che ogni giorno la vita ci offre.
 
Il nostro modo di guardare avanti
Questo è il nostro modo di fare impresa, di raccontarci e di guardare al futuro: partendo sempre dalle persone.
 
 
 
 
 
 
Gianfranco Chiarini e
Anna e il loro 
‘Dieci Boutique Restaurant’ 
L’alta cucina sostenibile è nel cuore della foresta bulgara
di Silvia Remoli
 
Dove un tempo sorgeva un villaggio oggi abbandonato, esiste un luogo che sfida ogni definizione tradizionale di ristorante. Si chiama Dieci Boutique Restaurant, si trova nel cuore della foresta bulgara, ha solo dieci posti a tavola e rappresenta una delle esperienze gastronomiche e umane più radicali d’Europa. Alla base di questo progetto visionario c’è una mission condotta a quattro mani, o meglio, da due anime: Gianfranco Chiarini e Anna. La coppia, inossidabile tanto nella vita quanto nella professione, ha trasformato un sogno in un modello concreto di alta cucina sostenibile, fondendo visione imprenditoriale, creatività e una profonda etica ambientale.
 
 
 
Un ristorante unico, nel luogo più improbabile
Dieci Boutique Restaurant nasce nel 2021, dopo anni di progettazione e una svolta di vita forzata dalla pandemia. La struttura – una ex scuola elementare di oltre 100 anni, abbandonata da mezzo secolo – è stata recuperata con materiali riciclati e naturali: moquette e sedie in canapa, pareti tinte con coloranti naturali, legno recuperato. Il ristorante si trova all’interno di una proprietà di 5.000 metri quadrati, immersa nella natura, con una villa-museo di 500 mq e un centro di riciclaggio interno. Qui ogni dettaglio racconta una scelta consapevole. Non è solo un ristorante, ma un ecosistema autosufficiente.
 
Alta cucina, dieci ospiti, due atti
Ogni sera Dieci Boutique Restaurant accoglie solo dieci ospiti, per un’esperienza che va ben oltre la cena. Il servizio è diviso in due atti come una rappresentazione teatrale, ma dove i protagonisti interpretano loro stessi: dopo una prima parte dedicata alla degustazione, c’è il doveroso intervallo, quel momento di respiro e di condivisione che prepara alla seconda parte con maggiore consapevolezza. Chiarini si siede con gli ospiti, si raccontano, si ascoltano, creano relazione. È un momento umano, quasi intimo, che restituisce al cibo la sua funzione originaria: unire.
Il menu è iper-stagionale, iper-locale e a chilometro zero. Molti ingredienti arrivano letteralmente “dalla finestra”: verdure, erbe aromatiche, uova, miele (eh già, perché Chiarini è anche apicultore!), ecc. Si utilizzano prodotti bulgari come yogurt, formaggi, anatra, ed eccellenze selezionate dall’estero – riso italiano (Carnaroli e Arborio), olio d’oliva greco, caffè napoletano. Non esistono bibite industriali: solo acqua e vino.
 
 
 
 
 
Il primo ristorante davvero zero waste
Dieci Boutique Restaurant è considerato uno dei ristoranti più sostenibili al mondo, non per dichiarazioni (né titoli “comprati”), ma per risultati misurabili. Qui il concetto di ‘zero waste’ non è teorico: nulla entra e nulla esce senza essere trasformato.
L’acqua è autoprodotta: un pozzo a 62 metri di profondità e sistemi di recupero dell’acqua di condensa e dei deumidificatori (fino a 70 litri al giorno), riutilizzata per pulizie, irrigazione e manutenzione. L’energia è garantita da 22 pannelli solari (oltre 80 kW), che rendono il ristorante totalmente indipendente. Tutti gli scarti alimentari vengono trasformati in compost in sole 10 ore, riutilizzato nell’orto e nel giardino. Il vetro viene macinato e reintegrato in un circuito virtuoso con partner locali. Il metallo (alluminio) viene fuso a 1.200 gradi e trasformato in oggetti e souvenir. Il sughero delle bottiglie viene grattato e usato per il terreno agricolo o trasformato in pannelli isolanti naturali (ideali per la conservazione di salumi e formaggi). La plastica, vero nodo critico della sostenibilità globale, viene gestita con soluzioni innovative: materiali a bassa densità trasformati in mattoni per l’edilizia e plastica ad alta densità convertita in filamenti per stampanti 3D, con cui vengono realizzati piatti food-grade e oggetti unici.
 
Certificazioni vere, non greenwashing
Su questo punto Chiarini e Anna sono molto netti: la sostenibilità non può essere superficiale. Per questo Dieci Boutique Restaurant ha intrapreso un percorso rigorosissimo con Green Key International, certificazione con sede a Copenaghen, Danimarca, sostenuta dalle Nazioni Unite e basata su 13 piattaforme di valutazione.
I controlli durano anni e includono l’analisi di fatture, fornitori, bollette, detergenti, filtri delle lavastoviglie e, soprattutto, dei comportamenti quotidiani costanti, che riflettono una mentalità convinta e inamovibile.
Parallelamente, il ristorante ha ottenuto le tre stelle SRA (Sustainable Restaurant Association), organismo con sede a Londra, Regno Unito. I verificatori hanno osservato il ristorante nel dettaglio per un’intera
settimana. Il risultato? Tre stelle ottenute in un solo colpo, un 
record assoluto.
Ecco perché oggi Dieci Boutique Restaurant è considerato il ristorante più sostenibile dell’Europa dell’Est.
Non solo. A confermare il valore del progetto è arrivato anche un riconoscimento di respiro globale: Dieci Boutique Restaurant è stato inserito nella lista La Lista 2026 dei 1000 migliori ristoranti al mondo, un traguardo che colloca questo piccolo gioiello prezioso tra le eccellenze internazionali dell’alta gastronomia.
 
Creatività, tecnica e rispetto
La cucina si ispira a una filosofia di rispetto assoluto per l’ingrediente. L’ammirazione per chef come Niko Romito – citato da Chiarini con genuina stima – emerge nella capacità di esaltare prodotti semplici con tecnica e sensibilità. Nulla viene sprecato, tutto viene utilizzato. La sostenibilità diventa così una sfida creativa, non un limite.
 
 
 
Un progetto umano, prima ancora che gastronomico
Accanto a Gianfranco c’è Anna, conosciuta anni prima ad Amburgo in un ristorante stellato. Insieme, dopo aver girato 114 paesi del mondo lavorando senza tregua come consulenti per eccellenze del settore, hanno deciso di realizzare quel sogno che sembrava impossibile: un piccolo ristorante nella foresta, sempre pieno, portato avanti solo da due cuori e quattro braccia.
Nel tempo sono arrivati chef stellati, eventi a quattro mani, ospiti internazionali e una grande attenzione al vino, con una cantina costruita anche grazie alla passione di Chiarini per le aste e le grandi etichette, che nel suo locale non mancano mai.
 
Un museo abitato
Dieci Boutique Restaurant è anche un luogo d’arte. La villa ospita oltre 4.000 pezzi tra quadri dal Cinquecento al Settecento, icone russe e ucraine, orologi (da Casio vintage a Patek Philippe), gioielli e oggetti storici. Un museo vivo, coerente con lo spirito del progetto: conservare, valorizzare, unire il passato al futuro.
 
Oltre il ristorante
Dieci Boutique Restaurant non è solo un ristorante. È un manifesto, un laboratorio, un esempio concreto di come l’alta cucina possa convivere con il rispetto assoluto per l’ambiente, la comunità e le persone.
In mezzo ai colori e ai profumi della foresta bulgara, dieci ospiti alla volta, Gianfranco Chiarini e Anna dimostrano che un altro modo di fare ristorazione non solo è possibile, ma è già Realtà, con la R maiuscola di Raccolta, Riduzione, Riuso, Riciclo, Recupero, Rinnovamento...
Parlare con Gianfranco Chiarini è stata un’esperienza appassionante e illuminante: la sua storia personale e professionale sembra materiale da sceneggiatura cinematografica, con tanti “ingredienti” succosi, come il servizio prestato nell’US Armyla musica in America Latina e molto altro.
Ecco perché un giorno vorrei approfondire anche questo suo lato avventuroso e poliedrico, con la speranza di essere presto tra i fortunati commensali di Dieci Boutique Restaurant sia per gustare i piatti, sia per ascoltare dal vivo i racconti di chi lo ha reso possibile.


Intervista a Maria Maddalena Sardella
Coraggio, ironia e visione: la storia di Rafinox, rivenditrice Swedlinghaus in Puglia
di Silvia Remoli
 
In Puglia, tra Mesagne e Latiano, c’è un’imprenditrice che ha costruito la propria azienda unendo competenza tecnica, spirito sartoriale e una buona dose di ironia. Si chiama Maria Maddalena Sardella, è titolare di Rafinox, realtà di riferimento per la fornitura e l’assistenza di attrezzature professionali per la ristorazione, ed è oggi rivenditrice Swedlinghaus sul territorio.
La sua è una storia fatta di scelte coraggiose, di squadra e di una visione molto chiara: il cliente non compra solo una macchina, ma una soluzione su misura.
 
Maria Maddalena, partiamo da te. Dove nasce il tuo percorso?
Sono nata l’11 settembre 1973 a Mesagne, oggi vivo a Latiano, dove ha sede anche la mia azienda. Il mio percorso professionale nasce nel settore degli elettrodomestici casalinghi, come dipendente. Era un mondo che mi piaceva, ma a un certo punto ho sentito il bisogno di mettermi in gioco in prima persona.
Ho iniziato da sola, nel Sud, con un prodotto molto specifico: le macchine sottovuoto. È stata una scelta coraggiosa, perché allora non era un mercato così diffuso. Da lì sono arrivati i primi clienti importanti: villaggi turistici, hotel, grandi strutture.
 
 
 
 
Cos’è oggi Rafinox?
Rafinox 
ha sede in Contrada Romatizza, nella zona artigianale di Latiano. Nel tempo l’azienda è cresciuta e si è strutturata in più rami: Rafinox per la rivendita di prodotti
HoReCa e l’indispensabile 
assistenza tecnica, che è un servizio fondamentale per offrire un supporto completo, poi c’è Rafimed, ramo dedicato al settore medicale, inoltre ci siamo espansi anche in ramo immobiliare, e riesco a seguire tutte l’attività perché la condivido con mio marito, Nicola Aresta, che è il vero braccio operativo dell’azienda.
Io dico spesso che sono quella che sono anche grazie a lui. Siamo 
complementari, sia nel lavoro che nella vita.
Oggi il team conta 
14 persone, in gran parte donne negli uffici. Alcune lavorano con me da sempre, sono cresciute professionalmente insieme a me. Siamo più che colleghi: siamo una famiglia.
 
Qual è il vostro approccio al cliente?
Lo definisco sempre un approccio sartoriale.
Mi piace usare una metafora: “noi non vendiamo solo un vestito, vendiamo il lavoro della sarta”. Ogni cliente ha spazi, volumi di produzione ed esigenze diverse. Il nostro compito è 
ottimizzare, scegliere la macchina giusta, progettare il flusso di lavoro corretto.
Collaboriamo con 
frigoristi, progettisti, tecnici, lavoriamo in sinergia. Abbiamo seguito progetti importanti, come villaggi turistici di livello internazionale, e siamo attivi all’interno di Confindustria Puglia – Brindisi.
 
 
 
 
 
Come nasce il rapporto con Swedlinghaus?
È nato quasi per caso, durante una fiera a Rimini.
Mi ha colpito subito la velocità, il supporto costante, il fatto di non sentirsi mai “scoperti”. È un’azienda che ti accompagna davvero e questo per me è fondamentale. Swedlinghaus rappresenta bene il nostro modo di lavorare: personalizzazione, affidabilità, attenzione al dettaglio.
 
Sei molto attiva sui social, ed è una cosa ancora non troppo frequente nel vostro settore.
Sì, ed è una scelta precisa. Sono su Instagram e Facebook, ma soprattutto su TikTok, dove ho raggiunto circa 30.000 follower.
Realizziamo video sketch comici che coinvolgono anche i miei dipendenti. Lo facciamo perché siamo davvero una squadra affiatata che sa quando essere seria e quando sdrammatizzare.
Credo che oggi la comunicazione debba essere 
competente ma leggera. I clienti ci scelgono per la professionalità, ma ci ricordano anche per la simpatia.
 
Essere una donna in un mondo ancora molto maschile: come ci si muove? 
Con grinta e voglia di rischiare, sempre. Non vorrei farne una narrazione vittimistica, ma è un mondo dominato dai maschi anche se sta a noi donne farci rispettare e valere e, siccome non molliamo mai, la soddisfazione di essere apprezzate per la nostra tenacia vale tutta la fatica!
 
Uno sguardo alla vita fuori dal lavoro
Sono mamma di Raffaele, 8 anni, che pratica pugilato e ha un’energia travolgente. La famiglia è una parte fondamentale del mio equilibrio, così come il lavoro condiviso con mio marito.
Insieme continuiamo a investire, a sperimentare nuovi linguaggi, nuovi progetti e nuove collaborazioni. Loro due sono la mia continua fonte rinnovabile di energia.
 
In una frase: come definiresti Rafinox? 
Un’azienda che cuce soluzioni su misura, con competenza, coraggio e, naturalmente, un sorriso. Ed è forse proprio questo mix a rendere Rafinox una realtà riconoscibile e apprezzata, non solo in Puglia, ma ben oltre i suoi confini.
 
 
 
 
 
 
 
Dalla Libia a Swedlinghaus
La storia di Tariq e di un’azienda di famiglia che punta sulla qualità italiana
di Silvia Remoli
 
La ‘Alraeda Company for Industrial Kitchen Equipment’ è nata nel 2010 a Tripoli, in Libia: questa azienda familiare rappresenta oggi un punto di riferimento nel settore delle attrezzature professionali per la ristorazione, i caffè e l’hotellerie. Alla base del progetto c’è una famiglia numerosa e molto unita, capace di fondere valori tradizionali e visione internazionale.
L’azienda si occupa della fornitura di soluzioni professionali per il mondo food & hospitality, collaborando direttamente con clienti finali, distributori, compagnie petrolifere e hotel, rispondendo alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.
 
Una famiglia, sette persone, un’unica visione
Il cuore dell’azienda è la famiglia, composta da sette membri, ognuno con un ruolo ben definito all’interno del progetto imprenditoriale. Il padre Anwer Rayhan, 69 anni, rappresenta la guida storica dell’azienda, mentre la madre Mufida, 52 anni, è un punto di riferimento fondamentale sia dal punto di vista umano che organizzativo.
Accanto a loro ci sono i figli: Hana, 36 anni, Abdulrahman, 35 anni, Haitem, 32 anni, Tariq, 28 anni, e il più giovane, Hadi, 20 anni. Una famiglia molto affiatata anche nella quotidianità, dove il lavoro diventa naturale estensione dei legami personali.



 
 
Tariq racconta con orgoglio anche il significato dei nomi all’interno della famiglia: “Il mio nome, Tariq, significa ‘colui che bussa alla porta’. Mio fratello più giovane, Hadi, invece, è la calma fatta persona, silenzioso ed equilibrato, proprio come il suo nome, che significa ‘guida sulla retta via’.”
 
Tariq: il volto giovane che viaggia per l’azienda
A soli 28 anni, Tariq Rayhan è il referente principale e il volto più internazionale dell’azienda. Solare e curioso, gira il mondo con un obiettivo chiaro: portare il meglio possibile all’impresa di famiglia, senza mai perdere il legame con le proprie radici.
La sua naturale simpatia, unita a una forte visione imprenditoriale, lo rendono un interlocutore capace di creare connessioni autentiche, sia sul piano professionale che umano. 
 
Swedlinghaus, qualità italiana e visione condivisa
Tra i brand di riferimento, Swedlinghaus occupa un ruolo centrale nell’offerta dell’azienda, in particolare per quanto riguarda macchine segaossa, tritacarne e formatrici per hamburger. Prodotti scelti per l’affidabilità, la robustezza e per l’eccellenza del vero Made in Italy, capace di rispondere agli standard professionali più elevati.
 
Comunicazione, relazioni e il podcast Swedlinghaus
Tariq racconta di aver conosciuto Swedlinghaus attraverso i canali social, rimanendo subito colpito da un aspetto oggi fondamentale nel
mondo del business: l’investimento costante nella comunicazione, con contenuti sempre aggiornati e una presenza attiva e coerente.
Un impegno che va ben oltre il digitale. Proprio grazie alla simpatia, all’energia e all’intraprendenza di Tariq, Swedlinghaus ha deciso di renderlo protagonista di una puntata del proprio podcast, dando spazio alla sua storia, alla visione dell’azienda familiare e al mercato libico.
Un esempio concreto di come la comunicazione diventi anche relazione, con un’attenzione particolare al rapporto interpersonale e diretto con il cliente, valore condiviso da entrambe le realtà.
 
Vita privata e passioni
Quando non è impegnato nel lavoro, Tariq si dedica allo sport, in particolare al workout e al sollevamento pesi, una passione che coltiva da oltre 11 anni. Ama viaggiare, scoprire nuovi luoghi, provare esperienze nuove e arricchirsi attraverso il confronto con culture diverse.
Naturalmente, tra le sue mete preferite c’è l’Italia, dove viene spesso e volentieri sia per lavoro sia per approfondire preziose relazioni professionali e personali, motivo per cui, nella sede di Swedlinghaus a Grottazzolina, sarà sempre il benvenuto!

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