SWEDinMAG 01/2026

Gennaio

 

Cucina italiana Patrimonio Unesco’: un primato che nasce da
cultura, passione e identità
La necessaria corrispondenza tra l’arte culinaria e l’attrezzatura adeguata

 

Il recente riconoscimento conferito all’Italia come nazione con la migliore cucina al mondo non è soltanto un premio simbolico: è la conferma di un patrimonio culturale, umano e tecnico che da secoli rende il nostro Paese un punto di riferimento assoluto nel panorama gastronomico internazionale. Un risultato che nasce dalla passione, dal rispetto per la materia prima, dalla creatività e dalla capacità di coniugare tradizione e innovazione.

La cucina italiana come patrimonio dell’umanità

A rafforzare ulteriormente questo primato è arrivato anche il riconoscimento della
Cucina italiana come Patrimonio Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO, un traguardo che celebra la sua straordinaria varietà, la qualità degli ingredienti, le ricette iconiche e una forte identità regionale. Le classifiche internazionali la vedono da anni primeggiare, con città italiane che dominano le liste delle migliori destinazioni dove mangiare al mondo: dalla pizza napoletana alla pasta fresca, fino all’eccellenza dei prodotti locali, il successo della nostra cucina è ormai globale e condiviso.

 

 

L’eccellenza non è solo nel piatto, ma nel processo

Per un’azienda come la nostra, che produce e commercializza attrezzature per il mondo del food rivolgendosi sia ai professionisti del settore sia ai privati amatori della qualità in tavola, questo riconoscimento assume un valore ancora più profondo. La grande cucina non vive solo di idee e ricette: ha bisogno di strumenti adeguati, affidabili, precisi, capaci di accompagnare e valorizzare ogni fase del lavoro in cucina.

Gli strumenti come estensione del sapere gastronomico
In questo contesto, Swedlinghaus si inserisce come partner tecnico di una tradizione che guarda al futuro. Forniamo impastatrici per lievitati, forni per pizza – sia in pietra sia in acciaio – macchine per la produzione di pasta fresca, ma anche tritacarne pensati per macinare in modo igienico e funzionale le carni destinate ai migliori ragù della nostra tradizione. Ogni strumento nasce per rispettare il prodotto e rendere il gesto culinario più efficace, sicuro e ripetibile.

Passione, tecnica e tecnologia: un equilibrio imprescindibile
Crediamo fortemente che l’eccellenza culinaria italiana sia il risultato di un equilibrio virtuoso tra passione, tecnica e strumenti. Le competenze si costruiscono nel tempo, lo studio affina il metodo, l’esperienza rende sicuri i gesti, ma senza attrezzature all’altezza anche il miglior talento rischia di non esprimersi pienamente. Andare di pari passo significa proprio questo: far dialogare il sapere gastronomico con la tecnologia applicata alla cucina.

Qualità accessibile per valorizzare chi crea
Per questo motivo ci impegniamo a mantenere un target alto e un ottimo rapporto qualità-prezzo, una scelta che rappresenta una forma di rispetto verso chi in cucina mette idee, passione e dedizione. Rendere il loro lavoro ancora più meritevole di elogi significa offrire strumenti affidabili, durevoli e progettati per sostenere la qualità nel tempo.

Un’immagine globale costruita su credibilità e affidabilità
In un contesto internazionale sempre più competitivo, l’Italia deve continuare a rafforzare la
propria immagine di 
eccellenza, affidabilità e credibilità. Un’immagine che non riguarda soltanto il risultato finale nel piatto, ma l’intera filiera: dalla materia prima agli strumenti utilizzati per trasformarla. Le aziende del settore hanno il compito di contribuire a questo racconto, portando nel mon- do un’idea di qualità coerente e riconoscibile.

Operare a 360 gradi per il futuro della cucina italiana
Operare oggi a 360 gradi in cucina significa offrire soluzioni che accompagnino professionisti e appassionati in ogni fase del lavoro, rendendo accessibile l’alta qualità e diffondendo una cultura del cibo consapevole. È così che si sostiene il modello italiano, quello che il mondo ci riconosce e ci invidia.

Questo premio alla cucina italiana è quindi un traguardo di cui andiamo orgogliosi, ma anche uno stimolo a continuare a investire in competenze, ricerca e strumenti all’altezza della nostra tradizione. Perché solo dall’unione tra arte culinaria e strumentazione d’eccellenza può nascere un futuro credibile, solido e autenticamente italiano.

 

 

 

Giacomo Longo e relazioni internazionali Swedlinghaus

È appena rientrato dalla fiera in Cambogia, ma con la testa già a Singapore per la ‘Food and Beverage’ Asia del 2026

di Silvia Remoli

Nel panorama sempre più globale delle relazioni commerciali, la presenza diretta sui mercati internazionali resta un elemento chiave per chi opera nel settore delle tecnologie alimentari. Lo conferma Giacomo Longo, manager commerciale di Swedlin- ghaus, che nel suo ultimo viaggio di lavoro ha fatto tappa in Cambogia, in occasione di una delle più importanti fiere del Sud-est asiatico.

L’evento a cui ha preso parte è CAMFOOD, la principale fiera internazionale dedicata al settore food & hospitality a Phnom Penh, capitale della Cambogia: una manifestazione biennale che rappresenta una vera e propria piattaforma di incontro tra produttori locali e internazionali, offrendo uno spaccato aggiornato sulle tendenze del cibo, della ristorazione e dell’accoglienza.

«È una vetrina strategica – racconta Giacomo Longo – per osservare il mercato, confrontarsi con gli operatori del settore e scoprire le innovazioni che stanno trasformando l’industria alimentare in quest’area del mondo».

Al fianco del cliente, passo dopo passo
L’obiettivo principale del viaggio era chiaro: assistere un cliente storico di Swedlinghaus nell’allestimento e nella gestione dello stand fieristico. Un supporto che l’azienda italiana offre con continuità da anni, soprattutto quando i clienti espongono e promuovono attrezzature a marchio Swedlinghaus. «Avevamo un interesse diretto nel guidarlo – spiega Longo – affinché la presentazione dei prodotti fosse davvero efficace e valorizzasse al meglio le nostre soluzioni».
La presenza in Cambogia è stata anche l’occasione per consolidare nuovi rapporti commerciali. Durante il viaggio, non è mancata una visita ad un nuovo cliente, che aveva da poco effettuato un ordine focalizzato su attrezzature per la lavorazione della carne, come affettatrici, segaossa e tritacarne. Un segnale concreto di come il mercato asiatico continui a mostrare interesse per la
qualità e l’affidabilità del made in Italy.

 

Un approccio professionale, ma profondamente umano

Il filo conduttore dell’esperienza è l’approccio relazionale che da sempre contraddistingue Swedlinghaus. «Il nostro modo di lavorare è tanto professionale quanto personale. Si basa sulla conoscenza reciproca, sull’ascolto e sulla fiducia. Nel nostro settore il contatto diretto è fondamentale: se credi davvero in un prodotto, devi mostrarlo, spiegarne i punti di forza e formare il rivenditore, che poi saprà trasmettere tutto questo all’utilizzatore finale».

La Cambogia vista da vicino
Dal punto di vista umano e culturale, la Cambogia ha lasciato un’impressione positiva. Giacomo Longo descrive interlocutori gentili, educati e riservati, ma allo stesso tempo aperti al dialogo internazionale. «La lingua può essere una difficoltà, ma sono molto occidentalizzati nel modo di comunicare: parlano inglese e hanno un approccio affabile e collaborativo».

Anche il clima ha fatto la sua parte: caldo tipico della stagione delle piogge, con giornate in t-shirt e improvvisi scrosci temporaleschi, brevi ma intensi. Quanto al fuso orario, per chi lavora quotidianamente tra America e Asia è ormai una variabile con cui convivere. «Bisogna adattarsi rapidamente – ammette – anche perché sono già proiettato al prossimo grande appuntamento».

Lo sguardo è già rivolto a Singapore

Il calendario internazionale non si ferma, e il prossimo obiettivo è di quelli importanti: FHA – Food & Beverage Asia 2026, che si terrà dal 21 al 24 aprile 2026 al Singapore Expo. «Si tratta di una fiera biennale, paragonabile per rilevanza a Host Milano, considerata il principale evento food in Asia, con migliaia di espositori provenienti da oltre 115 Paesi e un’ampia copertura che spazia dal food & beverage alle tecnologie per l’ospitalità».

Un percorso che, dalla Cambogia a Singapore, conferma come la crescita internazionale passi ancora una volta dalle persone, dalla presenza sul territorio e dalla capacità di costruire relazioni solide e durature.

 

 

Adolfo Teodori: concretezza marchigiana, parlantina romana, scoppiettante come... i pop-corn!

Un’intervista piena di curiosità
al nostro dinamico rivenditore nel Lazio

di Silvia Remoli

Stavolta è stata dura sintetizzare la chiacchierata con la “vittima prescelta” delle mie domande, perché il personaggio legato a Swedlinghaus che vi presento in questo magazine, dopo pochi minuti, si è rivelato un fiume in piena: la sua carriera da rivenditore sembra quasi la sceneggiatura di un film in cui il protagonista, solo contro tutti, realizza il suo sogno grazie a un’intuizione a dir poco... esplosiva. E ora capirete perché.

All’inizio mi ha detto: “Guardi, non ho grandi aneddoti”. Poi però basta ascoltarla cinque minuti per capire che non è affatto così. Partiamo dal principio: quando entra il pop-corn nella sua vita?
«In modo del tutto casuale, come spesso accade per le cose importanti. Siamo nel 1980. Io vengo da una famiglia di baristi: cinque bar nella zona di Vigna Clara, a Roma, attivi dal 1960 al 2000. Sette fratelli, io sono l’ultimo. Il bar era casa nostra, la nostra scuola, il nostro mondo.

Durante un viaggio negli Stati Uniti, a Chicago, dove ho ancora un robusto ceppo di parenti, entro in un negozio e vedo una macchina per i pop-corn. Mi colpisce subito. La compro, la riporto in Italia come fosse un regalo da mettere nel bar di famiglia. E lì succede qualcosa: funziona. Funziona davvero».

Da oggetto curioso a intuizione commerciale il passo è breve, giusto?

 

 

 

 

«Per me sì. Ho sempre avuto un’anima commerciale. Con un cugino decidiamo di importarle in Italia dagli Stati Uniti. Ma non parliamo di due o tre pezzi: un container intero, 1.200 macchine. Una cifra importante, un bel rischio. E adesso? Adesso le devi piazzare.

Il nostro bar diventa il primo banco di prova. La gente guarda, chiede, assaggia. Il passaparola fa il resto. È sempre stata la migliore pubblicità, senza dubbio».

E comincia il lavoro “sul campo”.

«Esatto. Le fiere: Milano, Rimini, Genova. La tecnica era semplice e faticosa: la dimostrazione dal vivo. Accendevi la macchina, sentivi l’odore del mais che scoppiava, attiravi la gente. La fiera era un palcoscenico: lanciavi prodotti, raccontavi teorie, convincevi. Una gratificazione personale enorme, oltre che economica. Anche se costava tanto: logistica, stand, personale. Alla Fiera del Levante a Bari avevamo interi padiglioni, venti persone. C’erano inaugurazioni ufficiali, Presidenti del Consiglio... altri tempi».

 

Nel frattempo però il suo lavoro cambia. Non vende più solo macchine.

 

«Vendere una macchina singola non mi è mai bastato. Io conosco il bar, perché ci sono cresciuto. Così comincio ad aggiungere: piastra, frullatore, arredamento, piccoli oggetti di servizio. Ma soprattutto un’idea di locale.

Molti arrivavano impreparati: “Voglio aprire una pizzeria, che mi serve?”. E si affidavano. Io proponevo un quadro completo, un planning, un’identità coerente. Non un’accozzaglia di pezzi, ma un progetto concettuale».

Qui entra in gioco anche l’assistenza, che lei racconta quasi come un patto di fiducia.

«È fondamentale. Dare in prova una macchina, ritirare l’inutilizzato, ridimensionare se si è sbagliato modello. Se consuma troppo, se è sovradimensionata, se non è adatta al flusso reale del locale. Noi accompagniamo il cliente passo passo, tarandoci sulla sua clientela e sulla mole di lavoro.

L’usato diventa una risorsa: lo rimetti in circolo, lo usi per il noleggio per eventi. È un sistema che gira, e soprattutto dà tranquillità. E quando dai tranquillità, il cliente torna».

A un certo punto però l’importazione non basta più.

«No. Quella macchina americana era affascinante, ma non soddisfaceva tutte le esigenze del bar italiano. Così nasce l’idea più ambiziosa: costruirne una noi, completamente made in Italy. Iniziamo così a realizzarla nelle Marche, affiancandone la commercializzazione ad altre attrezzature, tra le quali quelle della Swedlinghaus: ho conosciuto la vostra ditta in fiera e l’ho immediatamente apprezzata per la qualità, il design pulito e accattivante, tanto da rendermi naturale proporla ai clienti. Poi, quando ho saputo che è un’azienda delle Marche, regione a cui sono legato, ne sono rimasto piacevolmente compiaciuto: per me rappresenta come un plusvalore, perché conosco con quale serietà e rispetto si lavori nelle vostre terre».

 

 

Nel frattempo cambia anche il bar italiano.

«Totalmente. Oggi anche il bar più piccolo non può fare a meno di una cucina attrezzata. I ritmi di lavoro sono frenetici, la gente mangia fuori sempre di più. Quarant’anni fa si facevano locali “italiani”, oggi cresce tantissimo la quota di stranieri che vogliono affermarsi. C’è stato uno stravolgimento rispetto agli inizi quando, passami il termine, il “marchigiano emigrante” nella capitale apriva il bar, così come l’umbro apriva il locale norcino. Oggi c’è una fusione continua: cucine etniche, contaminazioni, richieste particolari. Basta visitare un quartiere romano dove c’è molta movida, come Ponte Milvio, che racconta bene questa evoluzione».

Fuori dal lavoro, chi è Adolfo Teodori?

«La musica, il teatro, l’arte. Da ragazzo al bar ho conosciuto pittori, scultori. Tutto a livello amatoriale, perché le giornate sono sempre state molto corte.

E poi la Lazio. Quella vera. Lazio del ’74. Ho ancora la tessera di allora, con i buchini delle presenze alle partite, come l’obliterazione che faceva il controllore sul tram. Tommaso Maestrelli (tecnico della Lazio che vinse lo scudetto nella stagione 1973- 1974, ndr) abitava davanti casa nostra, a Corso Francia, vicino alla clinica Paideia.

E le Marche, nel cuore. Montefortino, Comunanza, i Sibillini. Lì c’è l’infanzia, l’aria buona, la serenità: sono tutti luoghi dei miei ricordi perché è lì che la mia famiglia d’origine affonda le proprie radici».

Se dovesse raccontare un aneddoto che tiene insieme famiglia, le Marche, la musica e il viaggio?

«Quanti ricordi mi hai rispolverato! L’organetto di Castelfidardo, le Grotte di Frasassi: uno suona, la gente balla, noi come improvvisati artisti di strada, in una festa spontanea. Oppure in America, a Chicago, nel ristorante dei miei cugini americani: la stessa energia, a migliaia di chilometri di distanza, che ci ha tenuto uniti e ci ha fatto crescere insieme. Bei tempi.

La nostra è una famiglia numerosa: sei maschi e una femmina. Tutti baristi. Per imparare il mestiere, da ragazzi, lo zio ci caricava in macchina e ci portava a lavorare “a bottega”, ai Parioli. Da lì è partito tutto».

Alla fine, aveva ragione a dire che non aveva storie da raccontare?

(sorride) «Forse no. Ma certe storie per te sono normali, finché qualcuno non si ferma ad ascoltarle».

 

Swedlinfactory 2026: il calendario dei corsi è già ricco di date
Nuovo anno, nuove idee e nuovi chef per appassionare amatori e per aggiornare i professionisti della cucina

di Silvia Remoli

Il 2026 si apre con una certezza: Swedlinfactory diventa sempre più un luogo di formazione, confronto e contaminazione, dove la tecnica incontra la passione e il sapere artigianale si trasforma in esperienza condivisa.

Un calendario ricco, pensato per professionisti, appassionati e curiosi del mondo food, prende ufficialmente il via già da gennaio, con una serie di corsi che raccontano stili, competenze e personalità diverse, accomunate da un unico filo conduttore: la qualità sia nelle strumentazioni a disposizione sia nei risultati ottenuti.

 

31 gennaio • Torte da credenza con Marco Massi

Ad aprire l’anno sarà Marco Massi, maestro di equilibrio e precisione, con un corso dedicato alle torte da credenza: quei dolci della tradizione che profumano di casa, tempo dilatato e gesti misurati. Con il suo approccio preciso e rigoroso ma coinvolgente, Massi guiderà i partecipanti alla riscoperta di ricette solide, pensate per durare, raccontare e accompagnare.

Prima settimana di febbraio • Dolci di Carnevale con Nadia Pieroni

Febbraio si accende con la frittura scoppiettante dei dolci di Carnevale, insieme a Nadia Pieroni. Energia, manualità e attenzione alle materie prime sono il suo marchio di fabbrica. Un corso che promette profumi intensi, consistenze perfette e tutta la gioia conviviale dei dolci più amati del periodo carnevalesco, nel segno della nostra tradizione.

 

 

Lunedì 23 febbraio • Corso a quattro mani con Samuele Savioli & Marco Massi

Due stili, due visioni, un’unica esperienza. Il 23 febbraio va in scena un corso a quattro mani con a tema il ‘Buffet salato moderno’ che mette insieme la creatività contemporanea di Samuele Savioli e la solidità tecnica di Marco Massi. Un dialogo continuo tra approccio moderno e tradizione evoluta, pensato per chi ama confrontarsi e andare oltre la singola ricetta. Vederli creare insieme sarà come assistere ad un concerto di due pianisti dove, invece dei tasti bianchi e neri, i due artisti della cucina, toccheranno con maestria gli ingredienti per realizzare un elegante rinfresco salato.

16-19 marzo • Cake Design con Silvia Mancini

A marzo Swedlinfactory dedica quattro serate consecutive al mondo del cake design, affidandosi all’eleganza e alla sensibilità di Silvia Mancini, presto protagonista dei nostri social, ma intanto seguitela su instagram (silviamancini_cakeart) e lasciatevi stupire dalle sue creazioni. Il suo sarà un percorso strutturato che unisce tecnica, estetica e progettazione, per imparare a trasformare una torta in un vero e proprio racconto visivo.

 

 

E non finisce qui...

Il calendario 2026 è solo all’inizio. Sono già in arrivo nuovi corsi dedicati al mondo della pizza – dalla tradizionale alla contemporanea, dal padellino alla fritta – con Dino Cordari, per un viaggio completo tra impasti, cotture e stili.

Spazio anche ai più piccoli, con corsi dedicati ai bambini, guidati dalle immancabili Ilenia e Giuseppina, capaci di trasformare la cucina in un luogo di gioco, scoperta e creatività.

Restate sintonizzati, ma soprattutto iscrivetevi e regalate i corsi: la nostra Swedlinfactory è pronta ad accendere, oltre ai fuochi, nuove idee, una lezione alla volta.

Per prenotazioni ed info: tel. 392 7053389 • https://swedlinfactory.it/

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